Che padre/madre sei?

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Il rapporto figlio-genitore è stato segnato da vari complessi.

Il complesso di Edipo, nel quale il figlio si scontra e con il padre e lo uccide per affermare se stesso.

Il complesso dell’anti-Edipo nel quale il figlio rifiuta la figura del padre e la nega.

Il complesso di Narciso nel quale il padre imita il figlio e gli fa mancare l’antagonista che lo farà crescere.

Ora siamo al complesso di Telemaco. Il figlio di Ulisse guarda il mare alla ricerca del padre che è partito per la guerra lasciandolo solo con i Proci che insidiano la madre, la sua famiglia, ciò che egli ama. I figli hanno bisogno dei padri che sono scomparsi, che sono persi nei loro problemi, che usano i figli per affrontare le loro paure e le loro difficoltà.

Tornerà mai Ulisse dal suo viaggio?

A ben pensarci è lo stesso argomento del mio romanzo: i Grandi sono scomparsi e i bambini devono crescere, cioè cercare il senso da loro stessi senza nessuno che segni più un limite.

dr

 

Due e quaranta

incidente

 

Una telefonata

ha messo un punto.

 

Nella tua vita e nella mia

perché tu non leggerai più niente di me.

«Chi sei stato?

Un uomo mancato? Un ragazzo non finito?

In me,

infuria la rabbia

per non  averti fatto amare

il presente infinito,

non abbastanza.

 

Non è più tempo di parole

ma solo

e ricordi per chi li sa dipingere

e silenzi per chi li sa ascoltare

e preghiere per chi le sa dire.

 

E gli occhi spalancati

cercano di riempirsi

leggendo sullo schermo

sempre le stesse pagine:

:

e l’indice schiaccia

    e fa clic

      e fa clic

        e fa clic

          e fa clic …

 

Il 21 febbraio 2016 un mio allievo e due suoi amici sono morti in un incidente stradale alle due e quaranta. Avevo scritto subito questi pensieri ma non avevo avuto la forza di metterli subito nel sito.

Ora sono qui. Più freddi di allora, ma con tutta l’amarezza per quei vent’anni interrotti.

Ciao Luca. Non chiedo a Dio perché, lo chiedo a te: perché?

Ciao

dr

E’ Natale …

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Le pietre
raccontano
e narrano
balbettano scioglilingua
nell’incavo semibuio
il profumo dell’infinito
            un brivido.

  

Scritta a Nazareth il 24 luglio 2016 (nella foto c’è una casa-grotta del tempo di Gesù).

Sì lo so: Gesù è nato a Betlemme e non a Nazareth.

Ma ha vissuto la maggior parte della sua vita a Nazareth, con la sua famiglia.

E a Natale festeggiamo questo: un attimo fuori dal tempo per vivere fino in fondo la nostra quotidianità …

nella gioia, nella fatica, nell’affetto, nel rancore.

 

Ti auguro di rinascere e di vivere, a Natale.

dr

I nazisti erano come noi?

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Un lungo racconto, ancora sul tema del male.

È la storia di un giovane che “quasi per caso” diventa nazista e attraversa, un po’ da spettatore, un poco da protagonista, gli orrori di quel decennio: le fucilazioni in massa degli ebrei, il degrado morale della guerra, la sconfitta di Stalingrado, i campi di sterminio, i bombardamenti di Berlino …

È una storia inquietante, raccontata in modo crudo e cupo, nella quale è davvero difficile tracciare una linea tra il bene e il male.

Una domanda ti accompagna per tutto il romanzo: io mi sarei comportato in maniera diversa?

Una lunga citazione, è lo stesso protagonista che parla:

Io sono colpevole, voi non lo siete, mi sta bene. Ma dovreste comunque essere capaci di dire a voi stessi che ciò che ho fatto io, l’avreste fatto anche voi. Forse con meno zelo, ma forse anche con meno disperazione, comunque in un modo o nell’altro. Penso che mi sia permesso concludere come un fatto assodato dalla storia moderna che tutti, o quasi, in un dato complesso di circostanze, fanno ciò che viene detto loro di fare; e, scusatemi, non ci sono molte probabilità che voi siate l’eccezione, non più di me. Se siete nati in un paese in un’epoca in cui non solo nessuno viene a uccidervi la moglie o i figli, ma nessuno viene nemmeno a chiedervi di uccidere la moglie e i figli degli altri, ringraziate Dio e andate in pace. Ma tenete sempre a mente questa considerazione: forse avete avuto più fortuna di me, ma non siete migliori. Perché se avete l’arroganza di pensarlo, qui comincia il pericolo” (pp. 21-22).

d.r.

L’uomo è buono o cattivo?

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Stanford (California) 1971. Lo psicologo P. ZIMBARDO conduce un esperimento con una ventina di giovani studenti assolutamente normali. Li suddivide in guardie e detenuti, tirando a sorte con una monetina. Allestisce una finta prigione e chiede a quei giovani di simulare la vita della galera per due settimane.

Dopo la prima settimana deve annullare l’esperimento perché si rende conto che la situazione stava precipitando: le finte guardie stavano abusando del loro potere e maltrattando i detenuti (sveglie notturne, costrizione a giochi e pose faticose, giochetti umilianti …).

E tutto questo pur sapendo tutti che si trattava di un esperimento, che chiunque poteva andarsene quando voleva e che gli altri non erano “vere” guardie o “veri” detenuti ma che tutti stavano prendendo parte ad una simulazione.

Come è possibile che in qualche giorno alcuni esseri umani si siano trasformati da normali giovani in guardie sadiche e detenuti stressati?

E non è l’unico esperimento raccontato nel libro. Ancora più famoso quello di S. MILGRAM di alcuni anni prima. In quel caso lo psicologo chiese a ignari normalissimi volontari se erano disposti a schiacciare un bottone per dare una scarica elettrica ad una persona nella stanza accanto ogni volta che questa rispondeva in modo sbagliato ad un test di memoria. Ovviamente la scarica era finta e la persona era un complice che fingeva di soffrire. Ma due partecipanti su tre furono disponibili a dare quelle scariche (sempre più forti fino al livello 30) senza grossi scrupoli, pur sentendo le urla di dolore delle persone.

Ed erano tutte persone normalissime.

Come normali spesso sembrano le persone prima di commettere efferati omicidi.

Come per tutto il processo sembrò un normale cittadino e un normale marito e padre un certo A. Eichmann, il burocrate nazista che gestiva i treni dei deportati ebrei verso i campi di sterminio.

Ma allora: cattivi si nasce o si diventa?
L’uomo è buono o cattivo?

dr

Passioni tristi, passioni gioiose

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Siamo nell’epoca delle “passioni tristi” (Spinoza): l’epoca in cui non si sogna più il futuro perché questo è diventato minaccioso, siamo impotenti, disgregati, sfiduciati e delusi per le promesse mancate della scienza (spiegheremo tutto), della politica (la democrazia farà giustizia), delle religioni (la bontà vince sempre). È diventato un mondo incomprensibile, dove niente è più reale perché tutto è possibile.

Il futuro è una minaccia. Noi adulti comunichiamo ai giovani questa minaccia, è il nostro modo di educare: se non studi sarai disoccupato, se non accetti i miei valori diventerai un delinquente, se non maturi sarai infelice, e così via …

Si deve vivere, imparare, apprendere, crescere … per il desiderio del futuro e non per la minaccia del futuro. Il futuro è la realizzazione di una fra le tante possibilità che il presente ci offre, anche in una società economicamente in crisi o socialmente disgregata.

Che fare? Fra le tante cose mi piace fissarne una. Non vedere nei nostri limiti una minaccia o un’etichetta: quello fa così perché è poco intelligente, ha dei problemi. I nostri limiti sono piuttosto il nostro modo di essere, un’opportunità: è poco scolastico ma ama la musica, è un lavoratore nato, è un comunicatore …

 

Passiamo dalle passioni tristi alle passioni gioiose.

dr

Paradiso

cielo

Sopra le nuvole
innumeri pecorelle.
E ancora sotto
le pieghe crespe
del mare
i contorni forti
di terre
isole
monti
e
pianure.
Schegge di emozioni.
Il paradiso
è vedere
puntini e colori
dov’erano
ostacoli
salite
e discese.

22 luglio 2016, sull’aereo.

Credo nell’aldilà. Ma il paradiso si intuisce e annusa già ora. In un viaggio, nell’emozione di vedere dall’alto quello che sembrava così immenso e invalicabile.

Veglia

 Come dormire?

 

Alle quattro e quindici

canto del cieco

            muezzin

rincorre le tenebre

che ancora coprono

i tetti delle case.

 

Poi monaci lontani

ondeggiano mai stanchi.

 

Poi campane di duro metallo

squillano

feste antiche.

 

E un merlo

nero come la pece

salticchia e canticchia

a due passi dai miei piedi.

 

Il sonno è solo

la pausa del corpo

tra oceani di vita

… come un bambino.

 

Scritta il 23 luglio 2016, a Nazareth. In questa città a pochi metri di distanza si vedono alte basiliche e moschee islamiche (come si intravede nella prima immagine). Al mattino non si dorme perché tutti fanno a gara per farsi sentire. Ma non si dorme in genere nella vita, tirati di qua e di là dalle emozioni e dai sentimenti.

dr

Non vede, non sente, non parla?

trescimmie

“Io credo in Dio perché mi sono successe delle cose che mi hanno fatto riflettere”.

“… finché Dio non mi darà segnali di esistenza non ci crederò”

Tutti dite: se non vedo non credo! Anche io la penso così: se non tocco non credo. Ma cosa vuole dire vedere, toccare, avere dei segnali?

Per VEDERE le stelle devi alzare la testa.

Per TOCCARE il cuore devi amare davvero.

Per LEGGERE i segnali devi studiare il linguaggio.

Buona ricerca.

dr